17 marzo 2020

17 marzo 2020

La preoccupazione che muove tutti in questi giorni è grande, alimentata anche da un generale clima di indecisione e di sospensione, per cui sembra impossibile pensare o immaginare cosa succederà. Quando finirà la quarantena? Quando torneremo a scuola? Come potremo recuperare tutto quello che non è stato fatto? Sono domande lecite e comprensibili, alle quali purtroppo nessuno di noi ora può dare risposta. 

Stiamo vivendo un momento storico drammatico dal quale certamente usciremo cambiati, come sempre avviene quando ci troviamo a vivere qualcosa che ci sovrasta. La domanda è: come cambieremo? Chi saremo quando potremo finalmente uscire di casa e riabbracciare i nostri cari e riprendere le nostre abitudini? Saranno ancora quelle le nostre abitudini?

In questa circostanza ognuno di noi, con le caratteristiche che lo contraddistinguono, è il vero protagonista del presente. Siamo chiamati ad avere iniziativa nel piccolo campo da gioco che ci è stato lasciato, nei pochi rapporti quotidiani e nei rapporti invece lontani. 

La scuola è uno di questi rapporti. Infatti se alla scuola togliamo la struttura, gli orari i voti i ritardi la classe i corridoi e gli intervalli, cosa resta? Resta una comunità di persone legata da un compito speciale, quello della conoscenza, per alimentare la propria persona nel presente e nutrirla in forza di quella che sarà. Siamo giunti a questa essenzialità ed è per questo che è importante che ognuno di noi, riconoscendo questo legame fattivo, faccia la parte che gli è stata affidata per non tradire l’appartenenza a questa comunità. L’idea di alcuni docenti di proporre un momento settimanale di discussione su un film visto ha proprio l’intenzione di condividere momenti non specificatamente didattici per rinvigorire il legame che siamo.

L’emergenza sanitaria che così prepotentemente ha invaso le nostre vite ha rimesso l’educazione nella dimensione che le è propria, cioè quella famigliare. Un ragazzo, l’altro giorno scherzando, dice: “Prof, mi sono accorto di avere una famiglia …”, non che non lo sapesse ovviamente, ma questi giorni di “arresti domiciliari” hanno ridato consapevolezza ad una cosa talmente ovvia da poter essere dimenticata, soprasseduta: la famiglia appunto.

Molti di noi adulti sono preoccupati della noia che vedono addosso ai ragazzi e si chiedono come risvegliare il loro entusiasmo. L’esperienza a scuola ci ha insegnato che la motivazione non può essere trasferita, né imposta, ma suscitata in un rapporto che aiuti ad intuire il guadagno personale, cosa si nasconde per sé dietro la cosa che c’è da fare. Per questo aiutiamoci a non perdere l’occasione di accompagnare i nostri giovani a scoprire che ogni occasione della vita ha in sé questa possibilità di scoperta di sé e della realtà.

Quando l’allievo non fa che ripetere non la stessa risonanza ma un miserabile ricalcolo del pensiero del maestro; quando l’allievo non è che un allievo, fosse pure il più grande degli allievi, non genererà mai nulla. Un allievo non comincia a creare che quando introduce egli stesso una risonanza nuova (cioè nella misura in cui non è un allievo). Non che non si debba avere un maestro, ma uno deve discendere dall’altro per le vie naturali della filiazione, non per le vie scolastiche della discepolanza.”

Ch. Peguy, Cahiers

una Docente del Liceo